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🎯 Obiettivi formativi

  • Comprendere l’origine del segnale in risonanza magnetica a partire dalla magnetizzazione trasversale.

  • Approfondire il concetto di FID (Free Induction Decay) e la formazione del segnale utile.

  • Definire i parametri fondamentali di acquisizione: TE (Tempo di Eco) e TR (Tempo di Ripetizione).

  • Valutare l’impatto di TE e TR sul contrasto dell’immagine (T1, T2, PD).

Durata stimata: 1 ora
Struttura: concetti fisici + esempi tecnici + implicazioni cliniche.


Origine del segnale RM (15 min)

  • Dopo un impulso di radiofrequenza (RF) a 90°, la magnetizzazione longitudinale (Mz) viene inclinata nel piano trasversale.

  • Nel piano trasversale, i protoni ruotano in fase e generano una magnetizzazione trasversale (Mxy).

  • Questa magnetizzazione variabile induce un segnale elettrico nelle bobine di ricezione → il segnale RM.

  • Il segnale iniziale subito dopo l’impulso è molto intenso ma decresce rapidamente a causa del rilassamento T2 e delle inhomogeneità del campo.

  • Questo decadimento spontaneo prende il nome di FID (Free Induction Decay).

🔑 Punto chiave: senza magnetizzazione trasversale non c’è segnale rilevabile → la RM misura la coerenza di fase dei protoni.


Tempo di Eco (TE) (15 min)

  • Definizione: intervallo di tempo tra l’impulso RF (90°) e il momento in cui viene raccolto il massimo del segnale (eco).

  • Eco di spin: generato da un impulso di rifocalizzazione (180°) che riporta i protoni in fase.

  • Eco di gradiente: ottenuto con inversione dei gradienti magnetici senza impulso a 180°.

  • Ruolo del TE:

    • Determina quanto il rilassamento T2 influisce sul contrasto.

    • TE breve → riduce l’influenza di T2.

    • TE lungo → enfatizza le differenze di T2 tra tessuti.

  • Esempi pratici:

    • TE ≈ 10–30 ms → immagini più vicine al peso T1/PD.

    • TE ≈ 80–120 ms → immagini chiaramente T2-pesate.


Tempo di Ripetizione (TR) (15 min)

  • Definizione: intervallo di tempo tra l’applicazione di due impulsi RF consecutivi sulla stessa linea di sequenza.

  • Ruolo del TR:

    • Determina quanto il rilassamento longitudinale T1 contribuisce al contrasto.

    • TR breve (< 500 ms) → enfatizza differenze di T1.

    • TR lungo (> 1500–2000 ms) → minimizza T1, esaltando T2 o PD.

  • Esempi pratici a 1.5T:

    • TR 300–600 ms → immagini T1-pesate.

    • TR 2000–4000 ms → immagini T2 o PD.


Relazione TE–TR e pesi d’immagine (10 min)

Il contrasto finale dipende sempre dalla combinazione di TE e TR:

Peso immagine TR TE Dominante
T1 Breve Breve Differenze di T1
T2 Lungo Lungo Differenze di T2
PD Lungo Breve Densità protonica
  • Immagini T1-pesate → utili per anatomia e mezzo di contrasto.

  • Immagini T2-pesate → ideali per lesioni, edema, infiammazioni.

  • Immagini PD-pesate → ottime per articolazioni, midollo e tessuti con differenze sottili di densità protonica.


Implicazioni cliniche (5 min)

  • La scelta di TR e TE non è casuale: ogni sequenza è programmata per esaltare un tipo di informazione.

  • Radiologi e tecnici devono modulare TR e TE in base al distretto anatomico e al quesito clinico.

  • Esempio:

    • Cervello con sospetta sclerosi multipla → T2/FLAIR (TR lungo, TE lungo).

    • Fegato con contrasto → T1 (TR breve, TE breve).

    • Ginocchio per cartilagine → PD (TR lungo, TE breve).


💡 Attività didattiche consigliate

  1. Analisi comparativa: osservare tre serie di immagini (T1, T2, PD) dello stesso distretto con diversi TR e TE, discutendo le differenze di contrasto.

  2. Esercizio pratico: simulare il decadimento del segnale con curve FID, variando TE e TR, per capire l’impatto sulla qualità dell’immagine.

  3. Discussione di gruppo: scegliere parametri TR e TE per protocolli specifici (encefalo, addome, articolazioni) e motivare la scelta.

  4. Quiz rapido: domande a scelta multipla sui valori tipici di TR/TE per ottenere i vari pesi d’immagine.

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